Fare il possibile per riavviare il sistema Paese senza perdere ulteriori posti di lavoro

Dichiarazione di Ivana Veronese – Segretaria Confederale UIL

Con la chiusura forzata di molte attività produttive quale misura di contenimento del virus, era inevitabile che prima o poi arrivassero gli effetti negativi sul fronte occupazionale.

Se da una parte il blocco dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, combinato con il rafforzamento degli ammortizzatori, ha permesso la tenuta dei lavoratori con contratti a tempo indeterminato, stesso risultato purtroppo non si è avuto per tantissime lavoratrici e lavoratori con contratti a termine. Per loro, infatti, il contratto scaduto non è stato prorogato o rinnovato, tanto da determinare un aumento dall’ 1 marzo al 9 maggio, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, di 106 mila disoccupati.

Il nuovo Decreto Legge Rilancio, di cui stiamo ancora attendendo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, dovrebbe contenere novità importanti in termini di incremento della durata della cassa integrazione e di velocizzazione della procedura di erogazione della stessa, d’altra parte presenta delle evidenti problematicità che potrebbero, laddove non corrette, produrre ulteriori disoccupati.

Crediamo, infatti, che le ulteriori 5 settimane di cassa integrazione utilizzabili fino al 31 di agosto, siano insufficienti. C’è, infatti, il rischio che in base al sistema di calcolo della settimana di cassa integrazione, le stesse possano arrivare ad esaurimento per alcune imprese già entro la prima metà del mese di giugno e, quindi, ancor prima della scadenza del 16 agosto in cui è prevista la fine del blocco dei licenziamenti, con il rischio di una ulteriore e massiccia perdita di posti di lavoro.

Altra problematicità è quella connessa alla novità sui contratti a tempo determinato che entrerà in vigore con il DL Rilancio. Con tale Decreto si potranno prorogare e rinnovare senza causale i contratti a termine fino al 30 agosto. Tale limite, in uno stato emergenziale come questo, non garantisce la piena tutela di queste lavoratrici e lavoratori, poiché li espone comunque alla tagliola dell’ 1 settembre in cui dovrebbero chiedere la Naspi per scadenza di contratto. Meglio sarebbe stato se l’acausalità fosse stata prevista fino al tetto massimo legale di 24 mesi previsto dal d.lgs 81/2015.

Purtroppo vista la forte crisi, crediamo che questi dati siano solo le prime conseguenze negative prodotte dall’emergenza Covid 19. Occorre fare il possibile affinchè si riavvi nel miglior modo possibile il sistema Paese senza perdere ulteriori posti di lavoro.

Roma 19 maggio 2020